Vivaismo: dalla ricerca CREA soluzioni concrete per le imprese, oggi e domani

“Il florovivaismo è una colonna portante dell’economia verde italiana e un presidio fondamentale per territorio, paesaggio e ambiente. Di fronte alle sfide del clima, dei mercati globali e della sostenibilità, la ricerca CREA è sempre più impegnata a fianco delle imprese, trasformando conoscenza e innovazione in soluzioni a lungo come a breve termine, che rafforzino competitività, resilienza e capacità di crescita del settore, a partire da distretti d’eccellenza come quello pistoiese”. Così Andrea Rocchi, presidente del CREA, in occasione dell’evento “Il vivaismo, risorsa dell’Europa”, in corso oggi a Pistoia.
Con una produzione che nel 2024 ha raggiunto circa 3,25 miliardi di euro (+23% negli ultimi cinque anni), quasi 18.000 imprese e oltre 45.000 ettari coltivati, il florovivaismo si conferma uno dei comparti più dinamici e strategici dell’agricoltura italiana. Si tratta, infatti, di oltre il 5% del valore complessivo dell’agricoltura nazionale e di circa l’8% delle produzioni vegetali, con una forte vocazione internazionale: l’export italiano di fiori e piante ornamentali supera infatti 1,2 miliardi di euro, confermando il ruolo dell’Italia tra i principali protagonisti europei, terza dopo Paesi Bassi e Spagna. Tra le principali aree produttive spicca la Toscana – seguita da Liguria e Sicilia – e in particolare, il distretto vivaistico di Pistoia, uno degli hub più importanti d’Europa, con migliaia di ettari coltivati e centinaia di imprese specializzate. Numeri importanti, segno di una filiera capace di innovarsi e di incrementare la propria presenza sui mercati.
Nonostante le ottime performance economiche, il settore è alle prese con questioni complesse che emergono da un contesto in continua evoluzione: clima, gestione delle risorse, sostenibilità delle produzioni, diffusione di nuove fitopatie e di nuovi insetti nocivi. Secondo le stime della FAO, i parassiti distruggono annualmente fino al 40% della produzione agricola mondiale, causando un danno economico che supera i 220 miliardi di dollari l’anno. In questo scenario, la ricerca scientifica, in particolare quella del CREA, e il trasferimento dell’innovazione possono fare la differenza per la difesa delle piante a sostegno delle imprese, tutelandole nel presente e accompagnandole nel futuro.
Istituto Nazionale di Riferimento per la protezione delle piante dal 2021, infatti, il CREA – con il suo Centro Difesa e Certificazione – si sta occupando di gestire in prima linea le principali emergenze fitosanitarie del Paese, come nel più recente caso della Pochazia shantungensis, insetto proveniente dalla Cina, individuato in Italia nel 2019 e in grado di colonizzare oltre 200 piante ospiti (tra cui vite, agrumi e olivo) che, nell’ ottobre 2024 ha rischiato di mettere in ginocchio le nostre esportazioni vivaistiche in Gran Bretagna e in altri importanti mercati, in quanto ne veniva proposto dall’EFSA il suo inserimento nella lista europea degli organismi da quarantena, con gravissime conseguenza per il comparto vivaistico. Proprio grazie alla redazione di un dettagliato studio preparato dal CREA e presentato a livello internazionale insieme al Servizio Fitosanitario Nazionale, che ha sottolineato la mancanza di dati scientifici che ne evidenziassero la reale pericolosità, la specie non è stata inserita nella lista degli insetti da quarantena. Partendo da questo il CREA, con un contributo dato proprio dai vivaisti pistoiesi, ha inoltre avviato un serio e approfondito studio per indagare gli aspetti sconosciuti del comportamento di Pochazia e definire strategie di controllo utilizzabili sin ambito vivaistico..
Un altro esempio in tal senso è la Popillia japonica, coleottero originario del Giappone, capace di nutrirsi di oltre 400 specie vegetali. Presente in Italia dal 2014, è diffuso oggi su più di 28.000 km² nelle regioni settentrionali, apportando danni ingentissimi alle colture. Anche per questo insetto, il CREA guida la ricerca su strategie chimiche, fisiche e biologiche di contenimento, sostenendo la competitività e la sicurezza dei comparti vivaistico e frutticolo italiani. Per il controllo di quest’ultimo organismo nocivo il CREA avvierà a breve un nuovo progetto finanziato dal MASAF, “PROTECTO – Prevenzione e Riduzione dei danni, Tutela degli Ecosistemi e ContenimenTo di POpillia Japonica”, che vedrà il CREA collaborare con le Università di Torino, Brescia e Verona e i Servizi Fitosanitari Regionali e ha come obiettivo generale lo sviluppo e l’integrazione di strategie avanzate, sostenibili e scientificamente fondate per la prevenzione, il rilevamento precoce e il contenimento di Popillia japonica, al fine di salvaguardare il comparto vivaistico, vitivinicolo e frutticolo nazionale, ridurre il rischio di diffusione del fitofago lungo la filiera produttiva e supportare decisioni efficaci a livello aziendale e istituzionale.
Infine, tra le iniziative più avanzate progettate dal CREA c’è Custos Plantis – Guardiano delle Piante, la piattaforma tecnologica integrata per proteggere il sistema agroforestale nazionale (colture, piante ornamentali e forestali) dagli organismi nocivi, prevenendo l’ingresso e la diffusione di fitopatogeni, insetti, acari e nematodi tramite i laboratori all’avanguardia, ad alta biosicurezza, tra cui il Laboratorio Nazionale da Quarantena per patogeni dannosi alle piante e Laboratorio Nazionale da Quarantena per insetti, acari e nematodi dannosi.
“Nella vicenda Pochazia – ha commentato il Ss Masaf Patrizio La Pietra – istituzioni politiche e mondo della ricerca, con un grande impegno del Crea, hanno lavorato egregiamente insieme a supporto del sistema produttivo e così come siamo riusciti a scongiurare il rischio di gravi danni economici per il comparto florovivaistico nazionale, ora dobbiamo proseguire il percorso di collaborazione a favore del futuro di un’autentica eccellenza italiana e leader delle esportazioni qual è il comparto vivaistico. In questo senso non è mai venuto meno l’impegno profuso dal Masaf, dal ministro Lollobrigida e da tutto il governo Meloni, che si sono sempre dimostrati sensibili e continueranno a farlo, rispetto alle indicazioni provenienti dai territori e da tutti i distretti impegnati nel settore.”



