Matematica e fisica come strumenti di riscatto, il successo del progetto METHEXIS 2.0 tra i detenuti
In due anni, coinvolte oltre 80 persone nei laboratori informali tenuti da ricercatori e studenti del Politecnico di Milano nel carcere di San Vittore

Milano, 01 settembre 2026 – «Ho scoperto di essere più intelligente di quanto pensassi». È la frase simbolo del successo riscosso dai laboratori informali di matematica e fisica tenuti, nell’arco di due anni, da un gruppo di ricercatori e ricercatrici del Politecnico di Milano presso la Casa Circondariale di F. di Cataldo “San Vittore” a Milano. Attraverso il progetto METHEXIS 2.0 si sono tenute 9 edizioni dei laboratori, coinvolgendo più di 80 detenuti della sezione giovani adulti (età tra i 18 e i 35 anni) e della sezione femminile di San Vittore, oltre alla Casa Circondariale di Bergamo, e impiegando circa 10 tra ricercatori e collaboratori, e 8 studenti e studentesse come tutor.
L’iniziativa, nata dall’esperienza maturata presso l’Off Campus San Vittore e portata avanti dai Dipartimenti di Matematica e Fisica del Politecnico di Milano, è stata concepita come progetto Polisocial Award finanziato nel 2024 col contributo del 5×1000, con l’adesione al principio anche dei Dipartimenti di Design, di Architettura e Studi Urbani – DAStU e di Elettronica, Informazione e Ingegneria – DEIB.
Dopo il primo anno di ricerca, si è poi sviluppata la versione 2.0 incentrandosi sul potenziale dei laboratori di matematica e fisica informale. Attraverso queste discipline, è stato possibile creare un campo “neutro” in cui persone che si ritrovano a convivere forzatamente in un ambiente caratterizzato da un alto turnover e forte eterogeneità culturale, sociale, linguistica ed economica, potessero mettersi in gioco alla pari, indipendentemente dal percorso scolastico precedente e dalla lingua madre dei partecipanti. A questo scopo, sono state proposte attività di problem solving erogate attraverso puzzle, giochi di strategia e sfide progettate per essere accessibili a tutti.
«Abbiamo osservato come alcuni atteggiamenti iniziali, che spingevano magari il detenuto a partecipare semplicemente per il bisogno di uscire di cella, frequentando il laboratorio poco a poco cambiavano e si sono trasformati – ha spiegato il coordinatore del progetto Domenico Brunetto, docente del Dipartimento di Matematica – Avevano voglia di venire, perché li faceva sentire bene e sentivano non solo di poter svolgere delle attività, ma addirittura di suggerirle. Questo è l’aspetto generativo del progetto: portare la persona dal sentirsi oggetto all’interno di un ambiente, a essere soggetto attivo, creando così empowerment dal punto di vista matematico, sociale e psicologico».
Oltre all’attività laboratoriale, METHEXIS 2.0 infatti si configura come un progetto di ricerca-azione, per investigare il ruolo dell’educazione informale nel favorire, appunto, empowerment in contesti di fragilità, come quello carcerario. Sono stati coinvolti, oltre ai detenuti, anche funzionari dell’amministrazione penitenziaria con progetti ad hoc mirati al team building, e in maniera informale ma attiva anche gli agenti di Polizia penitenziaria, attraverso uno scambio di schede e di idee molto proficuo.
«Abbiamo lavorato sul concetto di empowerment e su quale tipo di attività aiutino a svilupparlo da molteplici punti di vista. C’è stato tutto un lavoro previo di ricerca, di circa nove mesi, per elaborare le diverse modalità di engagement a seconda dei contenuti, del ruolo, delle persone coinvolte – ha specificato Brunetto – proprio per questo il risultato finale è un modello qualitativo, una modalità di lavoro didattico scalabile in contesti diversi considerati “fragili”, sia per condizioni socio-economiche disagiate, sia per contesti di multiculturalità e multilingua».
Infatti proprio ai fini della diffusione del modello individuato, il materiale didattico elaborato è stato condiviso pubblicamente (scaricabile gratuitamente dal sito del progetto) in modo che possa servire a chiunque voglia replicarlo in altri contesti ritenuti difficili.
I risultati finali di questa ricerca di base sono stati sorprendenti, confermando che questo approccio ha funzionato: i partecipanti hanno mostrato un crescente coinvolgimento, una maggiore fiducia nelle proprie competenze e la capacità di costruire relazioni positive con i pari e con gli operatori. Significative, appunto, le frasi lasciate a fine corso dai partecipanti a commento dell’esperienza, e raccolte dai ricercatori nei loro diari di bordo: «Mi è piaciuto fare sti esercizi affrontando la mia pazienza e me stesso», «Queste attività sono utili anche per il nostro futuro fuori da qui».
Il gruppo di lavoro coordinato da Domenico Brunetto comprende i docenti Monica Conti (Dip. Matematica) e Maurizio Zani (Dip. Fisica), i ricercatori Giulia Bernardi, Giulia Cavallari, Sofia Galli, Francesco Nappo, Andrea Corti, Roberto Virzi, Roberto Mazzola, e gli studenti Alberto Pellegrini, Ben Jeffers (associazione Math In Prison) e Agostino Scotti Camuzzi.




