CronacaFeatured

Vita da Social Milano, torna la Campagna educativa della Polizia di Stato

È ripartito da Milano dal nuovo palazzo della Regione Lombardia in via Melchiorre Gioia, la più importante e imponente campagna educativa itinerante realizzata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione e prevenzione dei rischi e pericoli della Rete per i minori, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza.
Alla presenza del Questore di Milano Marcello Cardona, del Dirigente del Compartimento Polizia Postale Lombardia dr. Salvatore La Barbera, del Sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia Gustavo Adolfo Cioppa, del Vice Presidente Corecom Giulio Boscagli, e, tra le altre autorità, del Presidente del Tribunale di Minori di Milano Carla Gatto e del Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Milano Ciro Cascone, questa mattina oltre duecento studenti dell’istituto Alberghiero Vespucci e dell’Istituto Professionale Cavalieri hanno visitato il truck della Polizia e partecipato alla premiazione della Polizia Postale e delle Comunicazioni da parte del Corecom la cui targa è stata ritirata dal Prefetto Roberto Sgalla, Direttore Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, delle Comunicazioni e per i Reparti Speciali della Polizia di Stato.
Nel corso dell’evento hanno raccontato le proprie esperienze in tema di cyberbullismo, il professor Piermarco Aroldi dell’Università Cattolica che ha illustrato una ricerca universitaria, la professoressa Laura Casiroli dell’Istituto Cavalieri che ha partecipato attivamente per salvare una studentessa che, vittima di cyberbullismo, aveva deciso di togliersi la vita, il signor Paolo Picchio padre di Carolina, ragazza che si è tolta tragicamente la vita dopo aver subito atti di bullismo in rete, e di una poliziotta del Compartimento Polizia Postale Lombardia che ha parlato di un caso di cyberbullismo gestito dal suo ufficio.
Il Questore di Milano Marcello Cardona ha introdotto la cerimonia rivolgendo agli studenti presenti un messaggio di vicinanza. “Il mondo informatico genera situazioni difficili e complesse, a volte drammatiche: per questo vogliamo starvi vicino e ci impegniamo con le altre Forze dell’Ordine per far sì che la vostra sicurezza sia partecipata. Desideriamo lasciare un semino nel vostro cuore affinché resti qualcosa che possa aiutarvi a vivere meglio e, riflettendo insieme, a realizzare un mondo migliore.”
Una vita da Social è un progetto al passo con i tempi delle nuove generazioni, che nel corso delle precedenti edizioni ha raccolto un grande consenso: gli operatori della Polizia Postale e delle Comunicazioni hanno incontrato oltre 1 milione e 300 mila studenti sia nelle piazze che nelle scuole, 147.000 genitori, 82.500 insegnanti per un totale di 10.750 Istituti scolastici, 39.000 km percorsi e 190 città raggiunte sul territorio e due pagine twitter e facebook con 121.000 like e 12 milioni di utenti mensili sui temi della sicurezza online.
Ancora una volta Aziende come Baci Perugina, Facebook, FireEye, Google, Karpesky lab, Lenovo, Microsoft, Poste Italiane, Norton by Symantec, Skuola.net, Vodafone, Youtube e società civile scendono in campo insieme alla Polizia di Stato per un solo grande obiettivo: ”fare in modo che il dilagante fenomeno del cyberbullismo e di tutte le varie forme di prevaricazione connesse ad un uso distorto delle tecnologie, non faccia più vittime”.
L’obiettivo dell’iniziativa, infatti, è quello di prevenire episodi di violenza, vessazione, diffamazione, molestie online, attraverso un’opera di responsabilizzazione in merito all’uso della “parola”. Gli studenti attraverso il diario di bordo e l’hastag #unaparolaeunbacio potranno lanciare il loro messaggio positivo contro il cyberbullismo.
Da Milano a Palermo, attraversando lo stivale con un truck allestito con un’aula didattica multimediale, gli operatori della Polizia Postale per l’intero anno scolastico incontreranno studenti, genitori e insegnanti sui temi della sicurezza online con un linguaggio semplice ma esplicito adatto a tutte le fasce di età.
“Capire i ragazzi oggi non è sempre per gli adulti compito agevole, soprattutto quando si tratta di comprenderne i bisogni, i modelli di riferimento, gli schemi cognitivi inerenti i diversi gruppi di riferimento che compongono il variegato universo giovanile – afferma il Direttore Centrale Roberto Sgalla. Giovani che sempre più spesso restano “contagiati” da modelli sociali trasgressivi completamente sconosciuti ai genitori. A rischio il navigatore solitario del cyberspazio, che per ore su Internet incontra altri viaggiatori altrettanto solitari e a volte già contagiati da “pericoli del web”. Il fascino della rete – continua Sgalla – e la sottile suggestione del messaggio virtuale, cosi come l’idea di sentirsi anonimi, nonché il senso di deresponsabilizzazione rispetto ai comportamenti tenuti online, stanno dilagando così da determinare serie preoccupazioni in coloro che ancora credono in valori fino a ieri condivisi. Questa “nuova” tendenza sembra contribuire non poco alla creazione di ulteriori conflitti e stati di disagio in giovani e meno giovani che spesso sperimentano solitudini moderne nate anche dalla irrefrenabile tecnologia. Per fare della Rete un luogo più sicuro crediamo tuttavia – conclude Sgalla – che occorra anche continuare a diffondere una cultura della sicurezza in rete e in questo contesto si inserisce l’iniziativa di “Una vita da social” che indirizza i ragazzi verso un uso corretto e consapevole del web”.
Dai dati in nostro possesso e dagli incontri nelle scuole di ogni ordine e grado, si evince l’importanza delle attività di informazione e sensibilizzazione per far si che la rete possa essere per i ragazzi una grande opportunità e non un limite.
I social network infatti sono ormai uno strumento di comunicazione del tutto integrato nella quotidianità dei teenager.
La ricerca scientifica “Quanto Condividi?”, realizzata dall’Università Sapienza di Roma e dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, con la collaborazione del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, ha evidenziato alcuni elementi importanti per comprendere meglio quale ruolo possa effettivamente avere l’incontro con i giovani che questa Campagna realizza.
La Ricerca, basata sui risultati della somministrazione di 2000 questionari a nativi digitali di età compresa tra i 13 e i 17 anni, ha utilizzato storie vere di indagini della Polizia Postale e delle Comunicazioni su casi di cyberbullismo, cyberpedofilia e violenza online per capire quali comportamenti i ragazzi considerino gravi, quali colpe attribuiscano alle vittime, quali adulti vorrebbero coinvolgere quando protagonisti di storie simili, e in ultimo quanto sanno comprendere effettivamente le conseguenze che alcune semplici azioni virtuali producono nella realtà.
Secondo i dati della ricerca, 9 ragazzi su 10 usano Instagram per comunicare tra loro, 6 su 10 hanno e usano giornalmente un profilo Facebook. È per stare insieme in rete, per socializzare e soddisfare la curiosità tipica dell’età che 6 ragazzi su 10 usano i social network, in contatto globale, 24 ore su 24, per 9 ragazzi su 10 sempre soprattutto attraverso gli smartphone.
Più del 60% dei piccoli internauti crede erroneamente di poter limitare l’accesso a contenuti personali che condivide sui social in modo definitivo. I più grandi, gli adolescenti, sembrano prendere le azioni online come un gioco privo di conseguenze: solo nel 36% dei casi i ragazzi delle scuole superiori dimostrano di comprendere correttamente che i video o le immagini postate possono avere un pubblico potenzialmente globale ed eterno quando vengono immesse in rete.
Dalla Ricerca emerge inoltre che il web nell’immaginario dei ragazzi sembra ancora assomigliare ad una terra di nessuno, dove in 6 casi su 10 condividono immagini di altri, in 2 casi su 10 diffondono video.
Emerge una forte tendenza dei ragazzi a colpevolizzare la vittima quando questa corrisponde a richieste (“in fondo ha mandato lei le foto, ha condiviso lei i video”), la ritengono responsabile in prima persona del danno che subisce perché diffondendo immagini personali, accetta implicitamente il rischio che siano viralizzate in rete. La vendetta per uno smacco virtuale è ammessa e non c’è molta comprensione per la sofferenza di chi viene umiliato, diffamato, deriso in rete.
Per 7 preadolescenti su 10, i genitori sono i primi a cui chiedere aiuto quando si è vittime di reati online mentre, tra i più grandi, ben 6 ragazzi su 10, cercano conforto nei coetanei.
Per ben 5 ragazzi su 10 però e indipendentemente dall’età, sono le Forze dell’Ordine la scelta elettiva per chiedere aiuto.
I dati del contrasto ai fenomeni di rischio online per i minori ci raccontano oggi una realtà impensabile prima della diffusione di smartphone e socialnetwork. Nei casi trattati dalla Polizia Postale spesso autore e vittima di cyberbullismo, sexting, stalking in rete si conoscono poiché condividono la realtà scolastica, sportiva o ricreativa in genere. Negli anni le denunce sporte negli uffici della Specialità da parte di bambini e ragazzi sono cresciute stabilizzandosi tra i 200 e i 300 all’anno.
Quel che cresce purtroppo è il numero dei minorenni le cui condotte assumono rilevanza penale, spesso partendo da intenzioni goliardiche più che autenticamente criminali: 28 nel 2013, 60 nel 2014, 67 nel 2015, 31 nel 2016, 39 nel 2017 i minori denunciati all’Autorità Giudiziaria.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio