Salute e Benessere

Pollini, lo studio di ATS Milano e UniMiB: nel Milanese l’aumento delle temperature fa anticipare i sintomi nei soggetti allergici

Milano, 20 marzo 2026 – Chi soffre di allergie ai pollini potrebbe presto fare i conti con un inizio precoce dei sintomi. Secondo un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports, firmato da ATS Città Metropolitana di Milano e dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca, l’aumento delle temperature registrato negli ultimi decenni sta già anticipando progressivamente l’inizio dell’emissione di polline dalle piante appartenenti alle famiglie delle graminacee (cereali, erbe spontanee e piante ornamentali) e urticacee (ortiche e parietaria). Se il trend dovesse continuare, entro i prossimi 60 anni la fioritura di queste piante – e quindi l’emissione del polline – potrebbe iniziare fino a due settimane prima rispetto a oggi.

La ricerca, dal titolo Effects of climate change on pollen season features of herbaceous species in the Milan area, Northern Italy, si basa su quasi 30 anni di dati aerobiologici raccolti dalla stazione di monitoraggio di Legnano, una delle serie storiche più lunghe della Lombardia.

«I risultati dello studio – spiega Maira Bonini, aerobiologa e Direttrice di Igiene e Sanità Pubblica di ATS Città Metropolitana di Milano – indicano un rischio elevato di esposizione per le persone allergiche nel breve termine, tenendo anche presente che, quando si parla di pollini, bisogna sfatare un mito: le allergie non sono solo primaverili ma ormai durano tutto l’anno. Ad esempio, la presenza di polline del nocciolo e del cipresso è già rilevabile nell’aria dai primi di gennaio, mentre i pollini di cedro sono rilevabili sino a fine novembre. Appare quindi evidente la necessità di implementare sistemi di monitoraggio a lungo termine sia per scopi ecologici che di salute pubblica».

Lo studio nasce dalla collaborazione di tre realtà con competenze complementari. L’ATS ha fornito i dati sulle concentrazioni di pollini, frutto del suo lavoro continuativo di monitoraggio aerobiologico sul territorio. I dati meteorologici sono stati estratti da Copernicus Climate Change Service, la piattaforma climatica di riferimento a livello europeo, grazie al supporto tecnico dell’Istituto Meteorologico Finlandese. A mettere insieme questi due patrimoni di dati ci hanno pensato i ricercatori dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, che hanno sviluppato i modelli statistici alla base della pubblicazione.

«Questo studio – afferma Gianna Monti, professoressa di statistica di Milano-Bicocca – dimostra la fondamentale sinergia tra mondo accademico e sanitario territoriale, come ATS Milano. La realtà è complessa e non risponde a leggi deterministiche: il nostro lavoro è dominare l’incertezza con strumenti probabilistici. In un oceano di informazioni, la statistica è la bussola che permette alla scienza di poggiare sui dati; senza di essi, ogni conclusione resta una semplice opinione».

I modelli statistici sviluppati dai ricercatori dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca mostrano come negli ultimi 60 anni si sia registrato un incremento significativo delle temperature, e proiettano questo trend per i prossimi sei decenni. Se le previsioni dovessero essere confermate, l’inizio dell’emissione di polline da parte di graminacee e urticacee potrebbe avvenire fino a due settimane prima rispetto ad oggi, con un impatto diretto sulla durata e sull’intensità dei sintomi per i soggetti allergici.

Questo studio conferma il valore del lavoro di monitoraggio che ATS Città Metropolitana di Milano porta avanti da oltre 30 anni sul proprio territorio. Con 5 stazioni aerobiologiche attive tra Milano città, l’Ovest Milanese e il Lodigiano, ATS raccoglie in modo continuativo dati su pollini e spore di interesse allergologico, contribuendo a costruire serie storiche di lungo periodo, come quella di Legnano, determinante per questa ricerca. Frutto di questo impegno è anche il bollettino del polline, pubblicato ogni settimana sul sito di ATS: uno strumento utile per conoscere la situazione aerobiologica e valutare il rischio di esposizione nella propria zona.

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