Confartigianato: caro energia, Lombardia prima in Italia per extracosti
Milano paga 123 milioni, Monza e Brianza 48 milioni

Il caro energia presenta un conto particolarmente pesante alle piccole imprese lombarde. La Lombardia è la regione italiana con il maggiore extracosto “elettrico” pagato dalle piccole imprese rispetto alla media europea: 700 milioni di euro. Un primato negativo che si riflette con forza anche sui territori di Milano, Monza e Brianza.
Milano registra infatti un extracosto di 123 milioni di euro, secondo valore più alto tra tutte le province italiane dopo Brescia, mentre Monza e Brianza raggiunge quota 48 milioni di euro.
È la fotografia che emerge dall’analisi di Confartigianato presentata alla 22° edizione dell’annuale convention “Energies and Sustainability Confartigianato High School”, organizzata dalla Confederazione in collaborazione con i suoi Consorzi energia Caem, CEnPI, Multienergia, in programma dal 21 al 23 settembre a Domus de Maria (Cagliari).
Per un tessuto produttivo come quello lombardo, milanese e brianzolo, fortemente caratterizzato dalla presenza di micro e piccole imprese, il differenziale sul costo dell’energia rappresenta un fattore che incide direttamente sulla capacità di competere.
Il problema, infatti, non riguarda soltanto il prezzo dell’elettricità, ma anche il peso del prelievo fiscale e parafiscale sulle imprese di minori dimensioni.
A livello nazionale, le micro e piccole imprese italiane pagano per l’elettricità 3,7 miliardi di euro in più rispetto alla media europea, con un peso del fisco in bolletta maggiore del 47,4% rispetto all’UE.
Secondo il rapporto di Confartigianato, la bolletta elettrica delle piccole imprese italiane è oggi tra le più costose d’Europa: 25,99 centesimi di euro/kWh, un prezzo che supera del 17,9% la media UE, pari a 22,04 centesimi/kWh, e che colloca l’Italia al terzo posto nell’Unione europea, dietro Irlanda (28,33 centesimi) e Germania (26,06 centesimi).
A gonfiare il costo dell’elettricità contribuisce il prelievo fiscale e parafiscale in bolletta, tra accise e oneri generali: per i piccoli imprenditori italiani è superiore del 47,4% rispetto alla media UE, con un carico pari a 5,44 centesimi/kWh, il terzo più alto in Europa dopo Polonia (7,41 centesimi) e Cipro (7,32 centesimi).
Ed è proprio sulle imprese più piccole che il sistema finisce per pesare maggiormente. Il fisco in bolletta cala infatti al crescere dei consumi: mentre le grandi imprese energivore italiane registrano un prelievo fiscale inferiore alla media europea, le imprese con consumi inferiori a 20 MWh subiscono il divario più elevato, pari addirittura al +75,5% nel confronto con l’UE.
In altre parole, più l’impresa è piccola, maggiore è lo svantaggio rispetto all’Europa.
Il dato lombardo assume ancora più rilievo guardando alla graduatoria nazionale: con 700 milioni di euro di extracosto, la Lombardia è nettamente al primo posto e stacca di oltre 300 milioni la seconda regione in classifica, il Veneto, fermo a 376 milioni. Seguono Emilia-Romagna (338
milioni), Puglia (280 milioni), Toscana (265 milioni), Piemonte (262 milioni), Campania (247 milioni) e Sicilia (239 milioni). Un divario che restituisce con immediatezza la dimensione del peso sostenuto dalle piccole imprese lombarde sul fronte dell’energia.
Anche sul fronte provinciale il territorio lombardo occupa le prime posizioni: il maggiore divario della bolletta elettrica delle piccole imprese rispetto all’Europa si registra a Brescia (135 milioni), seguita da Milano con 123 milioni, Napoli (108 milioni), Taranto (100 milioni), Bergamo (97 milioni), Torino (89 milioni), Verona (82 milioni), Treviso (66 milioni), Vicenza (66 milioni), Padova (66 milioni), Udine (66 milioni) e Varese (66 milioni).
“Il caro-energia – sottolinea il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – frena la competitività delle piccole imprese. Tra gli interventi strutturali da attuare con urgenza c’è il riequilibrio del carico fiscale e degli oneri generali di sistema nelle bollette elettriche delle diverse dimensioni di imprenditori, perché oggi penalizza le piccole aziende costrette a pagare anche per i grandi energivori. Le nostre imprese non chiedono privilegi, ma regole chiare e condizioni eque per competere in Europa. Se vogliamo difendere il made in Italy e accompagnare davvero le imprese nella transizione energetica, non possiamo continuare a far pagare alle più piccole un prezzo più alto proprio per l’energia che serve a produrre”.



