Cultura e Società

“I luoghi del cuore” più votati e amati finora in Lombardia

Fino al 15 dicembre si possono candidare e votare i luoghi da proteggere e valorizzare

Giovedì 23 luglio 2026 – La classifica dei “luoghi del cuore” più votati a oggi, a due mesi dal lancio della 13a edizione del censimento del FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano con Intesa Sanpaolo, offre la mappa per un inedito viaggio in un’Italia da riscoprire, paesaggi e monumenti poco conosciuti, lontani dalla ribalta delle mete più rinomate e turistiche e per questo più autentici e sorprendenti: luoghi custodi di un patrimonio ambientale e culturale straordinario e quasi inesplorato, a torto ritenuto “minore”, che merita di essere tutelato e valorizzato perché continui a incarnare l’identità del nostro Paese.

Un territorio costiero con un ecosistema unico per la sua ricchezza, abbazie medievali, insoliti santuari e antichi complessi religiosi, grotte preistoriche, castelli e palazzi, ma anche beni inconsueti, come un faro a quasi 1000 metri d’altitudine, una fortezza marittima, un hangar per dirigibili, capolavori di ingegneria e tecnologia come ponti e passerelle in ferro immerse nel verde, e ancora una grande quercia tricentenaria e luoghi legati alla tradizione artigianale: ad accomunarli l’affetto dei loro territori e delle loro comunità, che considerano il programma del FAI il principale strumento di partecipazione alla tutela e valorizzazione del patrimonio e che si impegnano nella promozione della raccolta voti per necessità di tutela oppure per rendere più noti luoghi speciali e perlopiù sconosciuti.

Già un centinaio di realtà sono attive nelle raccolte voti, dai comitati spontanei nati appositamente per il censimento del FAI, ad associazioni già costituite da tempo e ancora piccoli Comuni, Parrocchie e scuole, con l’obiettivo di far conoscere il proprio “luogo del cuore” oppure raggiungere le almeno 3.000 segnalazioni che consentono, dopo la chiusura del censimento, l’accesso al Bando per la candidatura di progetti e la richiesta di un sostegno economico o, addirittura, ambire al podio nazionale, aggiudicandosi contributi di 70.000€, 60.000€ e 50.000€, previa presentazione di un progetto di restauro o valorizzazione.

Da metà maggio sono arrivati già 350.000 voti, tra i quali oltre 62.000 quelli cartacei trasmessi al FAI entro il 6 luglio e conteggiati per questo primo aggiornamento. Per partecipare e contribuire a dare un futuro ai propri “luoghi del cuore” basta un click su www.iluoghidelcuore.it o una firma sui moduli cartacei nei punti di raccolta organizzati dai comitati promotori. Possono essere votati tutti i luoghi che si desidera fino al 15 dicembre.

I “luoghi del cuore” ai primi posti della classifica provvisoria in Lombardia (descrizioni a seguire):

  • Cascina Monluè, Milano
  • Ponte San Michele, Paderno d’Adda (LC)
  • Abbazia benedettina dei santi Nicola e Paolo VI, Rodengo Saiano (BS)
  • Faro voltiano, Brunate (CO)
  • Spirit de Milan, Milano
  • Santuario della Madonna del Castello, Carpenedolo (BS)
  • Municipio di Clusone e orologio astronomico Fanzago, Clusone (BG)

A oggi il luogo in Lombardia al primo posto della classifica provvisoria (classifica provvisoria completa su www.iluoghidelcuore.it) è la Cascina Monlué, in testa alla classifica regionale dall’inizio del censimento. Nasce nel 1267 come grangia monastica fondata dagli Umiliati, parte di quel sistema che univa funzioni religiose e agricole alle porte di Milano e rappresenta ancora oggi, nonostante varie trasformazioni nel corso dei secoli, uno dei migliori esempi sopravvissuti di questo modello insediativo. Oggi nel Parco Agricolo Sud Milano, Cascina Monluè è al centro di un importante progetto di rigenerazione, che affiancherà al recupero degli elementi storico-artistici un’importante vocazione sociale. Il comitato “Monlué”, costituito da una rete di realtà, intende promuovere la valorizzazione culturale del complesso e la conoscenza tanto della sua storia, quanto del progetto che tornerà a farne un luogo di comunità.

Segue il Ponte San Michele a Paderno d’Adda (LC), che segna il paesaggio fluviale con la sua arcata monumentale arcata in ferro da oltre un secolo. Tra le più importanti realizzazioni dell’ingegneria del XIX secolo, fu realizzato in soli 18 mesi e inaugurato nel 1889. Progettato dallo svizzero Julius Röthlisberger, pioniere delle nuove teorie di calcolo, nasceva dall’esigenza di collegare in modo più efficiente e rapido le due sponde del fiume, in un territorio in pieno sviluppo industriale. La sua struttura, interamente chiodata e priva di saldature, è a doppio uso: la ferrovia corre all’interno dell’ossatura metallica, mentre la strada provinciale si trova sopra. La mobilitazione della rete “Occhio al ponte” per il censimento del FAI nasce dalla decisione di RFI, proprietaria del manufatto, che inevitabilmente necessita di frequenti e onerose manutenzioni, di costruire un nuovo ponte a poche decine di metri di distanza, dismettendo quello attuale. Molte realtà locali auspicano invece il suo mantenimento o la possibile trasformazione in percorso ciclopedonale, collocando un nuovo eventuale ponte in una posizione meno impattante. I volontari FAI dell’Alta Brianza supportano la raccolta voti.

Grazie ai voti cartacei finora raccolti, sale al terzo posto regionale l’Abbazia benedettina dei santi Nicola e Paolo VI a Rodengo Saiano, nel cuore della Franciacorta. Un complesso tanto importante, quanto poco conosciuto fuori dal suo territorio. Fondata nell’XI secolo, fu affidata nel 1446 ai Monaci olivetani – che seguono la Regola di San Benedetto ma con uno stile di vita più austero – i quali ampliarono la struttura cluniacense sorta prima del 1050, allargando la chiesa, costruendo i primi due chiostri, impegnandosi nella bonifica dei territori circostanti e dando vita a efficienti aziende agricole. Obbligati a lasciare il complesso con la soppressione napoleonica del 1797, hanno potuto farvi ritorno nel 1969, grazie all’intervento del bresciano papa Paolo VI. La chiesa quattrocentesca sorge accanto al complesso monastico organizzato intorno a tre chiostri; al primo piano le stanze affrescate e la biblioteca costituivano gli appartamenti dell’abate, mentre le celle dei monaci sono disposte su una lunga galleria. L’abbazia conserva raffinati intarsi lignei quattro-cinquecenteschi e affreschi di alcuni dei più celebri artisti bresciani, chiamati ad abbellire il complesso fra il ‘500 e il ‘600, quali Girolamo Romanino – autore delle decorazioni del refettorio – Lattanzio Gambara, Pietro Marone, Francesco Giugno. Il comitato “L’Abbazia di Rodengo nel 13° censimento”, legato all’Associazione che da quasi 50 anni è impegnata nella tutela del complesso, promuove la raccolta voti per evidenziare la necessità di una serie di interventi di restauro degli apparati pittorici. I volontari FAI del Sebino Franciacorta supportano la raccolta voti.

Segue il Faro Voltiano a Brunate (CO), singolare monumento, nato non per guidare i naviganti, ma per celebrare la figura e le invenzioni di Alessandro Volta, nato a Brunate e morto nella sottostante Como, dove visse per diversi decenni. A proporne la realizzazione fu don Luigi Guanella nel 1899, in occasione del centenario dell’invenzione della pila, per ricordare il grande scienziato, ma anche il Volta uomo di fede. Il suo progetto verrà poi realizzato nel 1927, nel centenario della morte dell’inventore, dall’Igni (Istituto gare nazionali e internazionali di telegrafia), per commemorare gli esperimenti che resero Volta il precursore del telegrafo. Progettato dall’ingegnere Gabriele Giussani, il faro è alto 29 metri e nasceva per essere visitabile: edificato a poco meno di mille metri di altitudine, permette di abbracciare un panorama vastissimo dalla sua sommità, raggiungibile attraverso una scala a chiocciola di 143 gradini. Il faro, donato dall’Igni al Comune di Como, è chiuso da alcuni mesi, in attesa di interventi di manutenzione straordinaria e viene per questo votato come Luogo del Cuore, con l’auspicio che torni a essere fruibile nel 2027, in occasione del bicentenario della morte dell’inventore. I volontari FAI di Como supportano la raccolta voti.

In gara anche lo Spirit de Milan, che per oltre un decennio ha animato, con serate di musica dal vivo e piste da ballo dedicate soprattutto al jazz e allo swing, il quartiere periferico di Bovisa, contribuendo a contrastarne il degrado. Esempio di riuso intelligente di un complesso industriale dismesso, il locale è stato realizzato nel 2015 negli spazi dell’ex cristalleria Livellara. Edificato nel 1921 su progetto, secondo alcune fonti, del celebre architetto Antonio Sant’Elia – o comunque con un pronunciato legame con le sue creazioni – come oleificio industriale, fu acquistato nel 1963 dalla famiglia Livellara, che lo riconvertì in fabbrica di cristallo lavorato a mano e soffiato a bocca – a distinguerlo dalla produzione di Murano era l’assenza di colore – attività cessata nel 2004. La sua chiusura a giugno 2026 per il mancato rinnovo dell’affitto ai gestori e l’intenzione di venderlo per un progetto di trasformazione immobiliare, ha sollevato un’ondata di proteste da parte non solo dei cittadini, ma anche di molte personalità del mondo della cultura e dello spettacolo milanesi, che vedono nel progetto dello Spirit molto più di un luogo di intrattenimento. Infatti, quello che doveva essere un utilizzo temporaneo legato ad Expo Milano 2015, si è ben presto trasformato in esperienza permanente, con uno spirito e un carattere aggregativi e culturali, in antitesi alle sempre più numerose spersonalizzazioni che il capoluogo lombardo sta subendo.

Molti voti anche per il Santuario della Madonna del Castello a Carpenedolo (BS). Il suo nome si lega al luogo di costruzione: sorge arroccato sul colle che domina la cittadina, dove sorgevano una rocca medievale e un monastero distrutti nel 1413. Edificato oltre tre secoli più tardi, nel 1750, il Santuario custodisce diverse opere d’arte, tra cui spicca il monumentale ciborio in stucco dietro l’altare maggiore, che si eleva su quattro gruppi di colonne, sormontate da trabeazione e arricchite da statue di angeli e delle quattro virtù. Danneggiato da infiltrazioni di umidità, il santuario necessita di urgenti lavori e per questo è nato il comitato “Amici del Santuario della Madonna del Castello”.

Alta l’attenzione anche per il Municipio di Clusone e l’orologio astronomico Fanzago, con una raccolta voti promossa dallo stesso Comune della Val Seriana, in vista di alcuni interventi di restauro. La fondazione del Palazzo Municipale risale all’anno Mille: nato come residenza dei signori di Clusone, si articola in un piano inferiore scandito da arcate a tutto sesto e da uno superiore caratterizzato dagli stemmi nobiliari ad affresco delle famiglie che si sono succedute nella dominazione del borgo. L’Orologio astronomico, realizzato nel 1583 da Pietro Fanzago – “ingegnere” e fonditore di Clusone – è un gioiello della meccanica rinascimentale unico nel suo genere: ruota, infatti, in senso antiorario. Costituito da un quadrante circolare di circa 3 metri di diametro, è composto da corone concentriche e da un disco centrale. Marca non soltanto le 24 ore del giorno, ma anche i mesi, la durata del giorno e della notte, i segni dello zodiaco, le fasi lunari e la durata della lunazione. L’orologio, il cui meccanismo è ancora in gran parte originale, è caricato manualmente ogni giorno e funziona grazie a un ingegnoso complesso di ingranaggi e leve. I volontari FAI di Bergamo supportano la raccolta voti.

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