La nota del Garante del Verde, del Suolo e degli Alberi

Milano, 18 maggio 2026 – Le parole dei cittadini, dei comitati e delle associazioni di Vaiano Valle (presenti su numerosi mezzi stampa) rispetto al progetto di edificazione previsto nell’area a sud-est della città meritano ascolto, perché pongono una questione che non riguarda soltanto un quartiere, ma il modello di città che Milano intende essere nei prossimi decenni. Più volte il Garante del Verde, nei propri comunicati, ha richiamato i temi oggi all’ordine del giorno dell’agenda verde e delle azioni da intraprendere per l’adattamento ai cambiamenti climatici.
Non siamo di fronte a una semplice contrapposizione tra “sviluppo” e “ambientalismo”. La questione è più profonda e riguarda il rapporto tra trasformazione urbana e tutela dei suoli naturali, tra diritti edificatori acquisiti nel tempo e interesse collettivo alla salvaguardia degli ecosistemi urbani residui.
Vaiano Valle Nord rappresenta oggi un margine ecologico delicatissimo, un punto di connessione fra città costruita, Parco Sud e aree agricole ancora vive. Non possiamo considerarlo un “vuoto” urbano da riempire, ma un’infrastruttura ambientale che svolge funzioni climatiche, paesaggistiche e sociali essenziali. In una fase storica segnata dalla crisi climatica, dalla perdita di biodiversità e dall’aumento delle isole di calore, riteniamo che il consumo di suolo naturale (anche se l’urbanistica non lo ritiene tale in virtù di legittimi diritti acquisiti) non possa più essere considerato una soluzione ordinaria di sviluppo urbano.
Anche laddove esistano diritti edificatori legittimamente maturati, dobbiamo avere il coraggio culturale e politico di aprire una nuova stagione urbanistica, fondata su un diverso paradigma: rigenerare senza consumare suolo naturale. Emilio Sereni ci ha insegnato che il paesaggio è una costruzione storica e collettiva; Antonio Cederna ha denunciato per decenni la distruzione irreversibile del territorio prodotta dalla rendita e dalla speculazione; Salvatore Settis ha ricordato come il paesaggio sia un bene costituzionale e democratico, non una semplice riserva edificabile.
E il “terzo paesaggio” di Gilles Clément ci invita oggi a riconoscere il valore ecologico dei margini, degli spazi residuali e dei territori spontanei sopravvissuti dentro e ai bordi delle metropoli.
Questo significa riconoscere che la città dispone già di vaste superfici degradate, impermeabilizzate o sottoutilizzate – aree industriali dismesse, vuoti infrastrutturali, comparti incompiuti – dove è possibile trasferire capacità edificatorie e investimenti privati senza compromettere ecosistemi ancora vitali.
Milano deve passare da una logica di consumo a una logica di riciclo. Per questo proponiamo di avviare un percorso di compensazione urbanistica e territoriale alternativo all’edificazione di Vaiano Valle Nord: un processo fondato su accordi tra pubblico e privato – o anche tra soggetti privati, incentivati da nuove regole del PGT – che consenta di riallocare le volumetrie previste verso aree che necessitano realmente di rigenerazione urbana e dove i suoli risultano già impermeabilizzati o degradati. Le compensazioni potrebbero inoltre includere interventi sul tessuto agricolo, attraverso il potenziamento di siepi e filari, la creazione di nuclei boschivi e la rigenerazione delle vie d’acqua, con l’obiettivo di migliorare il margine tra città e campagna e rafforzare la rete ecologica.
Non si tratta di negare i legittimi interessi economici delle proprietà o degli operatori coinvolti. Al contrario: si tratta di ricomporli dentro un interesse generale più ampio e più attuale, che oggi coincide con la tutela del capitale naturale della città. La pianificazione contemporanea deve saper costruire equilibrio, non contrapposizione.
In molte città europee, tra cui anche Milano, questo cambio di paradigma è già in corso: si riducono le impermeabilizzazioni, si rinaturalizzano margini urbani, si trasferiscono diritti edificatori da aree sensibili a comparti degradati. Milano deve rafforzare tale visione a beneficio delle generazioni future.
Rigenerare sì, dunque. Ma senza perdere il verde residuo, senza cancellare i suoli fertili, senza compromettere i corridoi ecologici che ancora tengono insieme città e campagna.
Vaiano Valle può diventare un caso emblematico non di conflitto sterile, ma di innovazione urbanistica e ambientale: il luogo in cui dimostriamo che sviluppo e tutela ecologica possono finalmente smettere di essere considerati incompatibili, una scelta culturale netta per il futuro.
Comune di Milano



