Festa dei Nonni, Assindatcolf: il loro aiuto alle famiglie ‘vale’ oltre 12.500 euro l’anno

Nonni, il loro valore affettivo è incommensurabile. Ma quello economico, almeno in parte, si può calcolare. Perché oltre a essere una presenza preziosa nella vita dei nipoti, sono spesso anche un vero e proprio pilastro dell’organizzazione familiare: accompagnano i bambini a scuola e li vanno a riprendere, li portano alle attività sportive, li aiutano a gestire gli impegni del pomeriggio quando mamma e papà sono ancora al lavoro.
Per questo, in occasione della Festa dei Nonni – 2 ottobre – Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, ha provato a quantificare il valore economico del loro aiuto, prendendo come riferimento una situazione molto comune per le famiglie con figli in età scolare: due genitori che lavorano con la necessità di affidarsi ad una baby sitter per il solo pomeriggio.
Per questa tipologia di lavoratrice, assunta con il livello Bs, la retribuzione oraria minima per il 2026 è pari a 7,45 euro (a cui andrebbe aggiunta un’eventuale indennità in caso di minore di 6 anni). Prevedendo un impegno complessivo di 25 ore alla settimana, ovvero quasi solo per il post scuola, il costo complessivo per la famiglia, comprensivo anche di contributi, ferie, Tfr e tredicesima, arriva a 1.110,49 euro al mese, mentre su base annua raggiunge 12.518,85 euro.
In altre parole, quando sono i nonni a occuparsi dei nipoti per quelle 25 ore settimanali il loro aiuto può rappresentare per una famiglia un risparmio di oltre 12.500 euro l’anno.
“Quello dei nonni è un valore che non si può certo misurare in euro, – dichiara Andrea Zini, presidente di Assindatcolf – il loro aiuto quotidiano rappresenta per moltissime famiglie un sostegno prezioso, spesso indispensabile. Tuttavia, non tutti hanno la fortuna di avere i nonni vicino: possono vivere in un’altra città, essere ancora impegnati nel lavoro o avere a loro volta bisogno di assistenza. E quando questo aiuto non c’è, il problema è che quei 12.500 euro all’anno che servirebbero per sostituirli non sono alla portata di tutte le famiglie. A farne le spese sono spesso le donne. La famiglia non può continuare a essere il primo e unico ammortizzatore sociale: servono politiche di conciliazione e strumenti di sostegno alla cura realmente accessibili”.



