Economia

Export agroalimentare da record, oltre i 72 miliardi

Presentato il Rapporto CREA sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari. La Pietra: "L’Italia rafforza la sua leadership sui mercati internazionali"

«Oltre 72 miliardi di euro di export agroalimentare confermano che il Made in Italy è una delle grandi forze trainanti dell’economia nazionale. In uno scenario internazionale segnato da tensioni, dazi e incertezze, le nostre filiere dimostrano solidità, capacità di innovazione e diversificazione e competitività. Per questo il lavoro del CREA è strategico: fornire analisi e strumenti di conoscenza indispensabili per accompagnare le scelte delle istituzioni e sostenere la crescita delle imprese sui mercati internazionali», così il Sottosegretario MASAF Patrizio Giacomo La Pietra alla presentazione del Rapporto CREA sul commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari, realizzato dal CREA con il suo Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia.

Nel 2025 gli scambi agroalimentari dell’Italia raggiungono nuovi livelli record: le esportazioni superano quota 72 miliardi di euro, con una crescita del 5,6% rispetto al 2024 mentre le importazioni toccano i 72,45 miliardi, con un aumento del 10,1%, spinto anche dal rialzo dei prezzi internazionali di alcune commodities.

Il settore incrementa il proprio peso sulla bilancia commerciale complessiva del Paese, rappresentando il 12,2% delle importazioni e l’11,2% delle esportazioni e confermando così il ruolo sempre più rilevante dell’agroalimentare nella struttura commerciale del Paese. E questo nonostante il contesto internazionale ancora caratterizzato da tensioni geopolitiche, incertezza sui mercati, nuove misure protezionistiche e persistenti pressioni sui prezzi di alcune materie prime.

L’aumento in valore delle importazioni è, infatti, condizionato anche dall’andamento dei prezzi internazionali di prodotti come caffè greggio, cacao e altre commodities agricole. Il Made in Italy continua a rappresentare il punto di forza dell’export agroalimentare nazionale. Nel 2025 le esportazioni dei prodotti riconosciuti all’estero come tipici del nostro Paese raggiungono 52,2 miliardi di euro, pari al 72,5% dell’export agroalimentare complessivo, con una crescita del 3,7% rispetto al 2024.

Tra i prodotti più dinamici si segnalano quelli dolciari a base di cacao (+21,4% in valore), il caffè torrefatto (+23,6%), i formaggi (+13,4%), la frutta fresca (+14,6%) e i prodotti da forno (+6,5%), sebbene l’incremento dell’export in valore di alcuni prodotti, come quelli dolciari a base di cacao e il caffè torrefatto, sia condizionato dall’aumento del prezzo di importazione delle materie prime, che si riflette in parte sul valore medio unitario di esportazione.

Crescono in valore anche le esportazioni di Grana Padano e Parmigiano Reggiano, mentre risultano in calo quelle di olio extravergine di oliva, conserve di pomodoro e alcune tipologie di vini, pur con una maggiore tenuta delle quantità esportate in molti casi. In particolare, per l’export di olio extravergine di oliva, a fronte di un calo in valore del 17,2%, i volumi esportati aumentano del 18,2%, a conferma della riduzione del prezzo internazionale dopo il forte aumento che aveva caratterizzato il biennio precedente, legato alla bassa disponibilità di prodotto a livello mondiale.

Sul fronte territoriale, il Nord Italia continua a detenere la quota maggiore degli scambi agroalimentari nazionali: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte concentrano oltre il 60% del valore dell’import e dell’export, con la Lombardia che mantiene il primato. La dinamica crescente delle esportazioni agroalimentari risulta generalizzata a livello territoriale con incrementi in tutte le regioni, ad eccezione di Toscana (-7,2%) e Campania (stabile rispetto al 2024). Particolarmente positivo l’andamento delle esportazioni agroalimentari di Piemonte (+9,1%), Lombardia (+8,1%) ed Emilia-Romagna (+9,8%) al Nord, Lazio (+8,1%) al Centro, Calabria (+10,2%) e Sicilia (+12,8%) nel Mezzogiorno.

L’Unione Europea si conferma il principale partner commerciale dell’Italia per l’agroalimentare, assorbendo il 59,5% delle esportazioni e fornendo quasi il 70% delle importazioni. Le vendite verso l’UE crescono dell’8,1%, con risultati particolarmente positivi verso Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Romania. L’export cresce in valore e quantità verso tutti i principali mercati di destinazione, ad eccezione degli Stati Uniti.

Un primo approfondimento contenuto nel Rapporto riguarda proprio gli scambi con gli USA, mercato strategico per molte produzioni del Made in Italy agroalimentare, interessato da un cambiamento nella politica commerciale durante il 2025. Nell’ultimo anno le esportazioni italiane destinate al mercato statunitense, complice l’aumento dei dazi nella seconda metà dell’anno, si sono ridotte del 4,2%, attestandosi a 7,55 miliardi di euro, valore che rimane tuttavia superiore a quello registrato nel 2023 (6,7 miliardi). La flessione in valore interessa in modo particolare olio extravergine di oliva, vini DOP, liquori, salse e condimenti, mentre variazioni positive si riscontrano per pasta, acque minerali, caffè torrefatto e prodotti della panetteria.

Un secondo approfondimento del Rapporto è dedicato, invece, all’accordo UE-Mercosur e agli scambi agroalimentari dell’Italia con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Nel 2025 l’Italia ha importato prodotti agroalimentari dal Mercosur per quasi 3,7 miliardi di euro, a fronte di un export verso l’area di circa 500 milioni. Le importazioni riguardano soprattutto caffè greggio, mangimi, semi di soia e carni bovine, mentre le esportazioni pasta, mele, conserve di pomodoro, olio extravergine di oliva, caffè torrefatto e prodotti dolciari.

Passando all’analisi dei primi cinque mesi del 2026, i dati evidenziano una tenuta delle esportazioni agroalimentari dell’Italia (-0,4% rispetto allo stesso periodo del 2025) a fronte di una contrazione delle importazioni (-4,3%).  A livello merceologico permane un andamento differenziato delle esportazioni, con prodotti che consolidano la dinamica positiva del 2025, come il caffè torrefatto, Grana Padano e Parmigiano Reggiano, e altri che mostrano ancora una tendenza negativa, come l’olio di oliva e alcune tipologie di vini.

Nel complesso, il Rapporto conferma la capacità competitiva del sistema agroalimentare italiano sui mercati internazionali, anche in un anno particolarmente complesso a livello globale. Allo stesso tempo, evidenzia alcuni fenomeni sempre più rilevanti, come la necessità di diversificare i mercati di sbocco e approvvigionamento, l’evoluzione dei rapporti commerciali con i principali partner internazionali, il rafforzamento delle filiere europee e l’importanza strategica dei nuovi accordi commerciali.

«I risultati evidenziati dal Rapporto confermano la straordinaria capacità competitiva del sistema agroalimentare italiano e la sua resilienza anche in uno scenario internazionale complesso. Questo lavoro rappresenta uno strumento conoscitivo essenziale per le istituzioni, chiamate a definire politiche efficaci di sostegno e sviluppo, e per le imprese, che possono orientare con maggiore consapevolezza le proprie strategie sui mercati internazionali. È anche la dimostrazione del valore della ricerca CREA, che attraverso analisi rigorose e dati aggiornati contribuisce a interpretare i cambiamenti e ad accompagnare la crescita del settore agroalimentare nazionale», conclude il Presidente CREA, Andrea Rocchi.

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